Un paziente post-operatorio che fa una smorfia senza dire nulla, una persona anziana in RSA che rifiuta di muoversi, un bambino che piange ma non sa localizzare il suo disagio: sul campo, il dolore si manifesta raramente in modo chiaro. I professionisti della salute che affrontano questa situazione quotidianamente hanno bisogno di strumenti concreti, di una coordinazione affidabile e di un quadro aggiornato per adattare la loro risposta.
Valutazione del dolore al letto del paziente: le insidie che distorcono la cura
Si inizia spesso con una scala numerica o visiva analogica. Il riflesso è buono, ma non basta. Nei pazienti non comunicanti (disturbi cognitivi, sedazione, età molto giovane), l’auto-valutazione è inutilizzabile. È necessario passare a una valutazione etero-comportamentale, ed è qui che i feedback variano a seconda dei team e dei servizi.
L’errore più frequente in pratica: valutare il dolore una sola volta all’ammissione, per poi non riesaminare più. Il dolore fluttua con le cure, la fatica, l’ansia. Una tracciabilità rigorosa nella cartella clinica, con data e ora e contesto (riposo, mobilizzazione, cura), cambia la qualità del monitoraggio. I professionisti che desiderano strutturare questo approccio possono fare riferimento a sito moncoachdouleur.fr per i professionisti, che offre risorse adatte alla pratica clinica quotidiana.
Un altro punto sottovalutato: il dolore indotto dalle cure. Punture, bendaggi, mobilizzazioni: questi gesti generano un dolore prevedibile. Anticipare con una premedicazione analgesica o con tecniche non farmacologiche (distrazione, ipnoanalgesia) riduce la spirale dolore-ansia-dolore.

Percorso dolore cronico: i tre livelli di ricorso della guida HAS
La HAS ha pubblicato alla fine del 2024 una guida che ristruttura la gestione del dolore cronico. Il percorso si organizza ora in tre livelli di ricorso chiaramente gerarchizzati.
- Il medico di base in città assicura il primo livello: identificazione, valutazione iniziale, trattamento di prima intenzione e monitoraggio. È lui a decidere l’orientamento se la situazione non migliora.
- Le consulenze specialistiche (neurologo, reumatologo, medico del dolore in consultazione esterna) costituiscono il secondo livello, con l’obiettivo di riesaminare la diagnosi e adeguare il trattamento.
- Le strutture per il dolore cronico (SDC) ospedaliere prendono il relais per i casi complessi, refrattari o che necessitano di un approccio multidisciplinare che integri psicologo, fisioterapista, assistente sociale.
Ciò che cambia concretamente sul campo: la coordinazione città-ospedale diventa un criterio strutturante del percorso. Non ci si limita più a inviare un paziente con una lettera. La guida insiste sull’elaborazione del progetto terapeutico con la partecipazione attiva del paziente, il che implica momenti di scambio formalizzati tra gli operatori.
Prevenire la cronicizzazione già dall’interruzione del lavoro
Il Ministero della Salute ha avviato un esperimento che mira specificamente alla prevenzione della cronicizzazione e della disoccupazione professionale. Il dispositivo prevede una coordinazione strutturata tra medici di base, specialisti, infermieri o fisioterapisti coordinatori e team di salute sul lavoro.
Sul campo, ciò significa identificare precocemente i segnali di allerta: dolore che persiste oltre il tempo previsto di guarigione, catastrofismo, isolamento sociale, interruzioni di lavoro ripetute. Agire nelle prime settimane riduce il rischio di passaggio alla cronicità.
Referente dolore in struttura: un ruolo che si formalizza
Fino a poco tempo fa, il referente dolore in un’unità di cura era spesso un infermiere volontario, senza un quadro ufficiale. La situazione sta evolvendo. Diplomi universitari recenti, come il DU Dolore 2026 dell’Università di Lille, certificano ora esplicitamente la capacità di assumere un ruolo di referente dolore nelle unità di ospedalizzazione e nelle consultazioni.
Il programma di queste formazioni integra la diagnosi, la terapia farmacologica e gli approcci non farmacologici. Questa istituzionalizzazione conferisce al referente una legittimità per formare i suoi colleghi, auditare le pratiche del servizio e fare da ponte con le strutture per il dolore cronico.

Cosa cambia quotidianamente il referente dolore
Un servizio con un referente identificato e formato riconosce più rapidamente le situazioni di sotto-trattamento. Armonizza i protocolli di valutazione, si assicura che le scale utilizzate corrispondano al profilo dei pazienti del servizio e organizza momenti di sensibilizzazione brevi ma regolari.
Il referente non è un prescrittore aggiuntivo, ma un facilitatore. Il suo ruolo consiste nel fluidificare la trasmissione delle informazioni tra il team di cura e il medico, e nell’identificare i pazienti che necessitano di un parere specialistico prima che la situazione peggiori.
Approcci non farmacologici: cosa ha un posto in un protocollo di cura
Ipnoanalgesia, rilassamento, neurostimolazione transcutanea (TENS), fisioterapia analgesica: gli approcci complementari non sostituiscono gli analgesici, ma modificano il percorso del dolore quando vengono integrati precocemente.
In pratica, vengono utilizzati soprattutto in due contesti:
- Il dolore procedurale (cure delle ferite, mobilizzazioni, punture), dove la distrazione e l’ipnosi conversazionale hanno dimostrato un reale interesse clinico.
- Il dolore cronico stabilizzato, dove le tecniche attive (esercizio adattato, educazione alla neurofisiologia del dolore) aiutano il paziente a riprendere il controllo.
La sfida per i team non è padroneggiare tutte queste tecniche, ma sapere quali sono disponibili localmente, prescriverle al momento giusto e coordinare il follow-up con i professionisti formati.
La gestione del dolore rimane un lavoro di squadra in cui ogni anello, dal medico di base al referente dolore passando per l’infermiere al letto del paziente, contribuisce a un risultato che il paziente percepisce direttamente. Strutturare i percorsi, formare referenti identificati e integrare gli approcci complementari al momento giusto: sono su questi tre assi che le pratiche progrediscono più rapidamente oggi.



